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Cos'è la maculopatia umida (essudativa/neovascolare)
La degenerazione maculare senile colpisce la macula, la regione centrale della retina responsabile della visione fine: leggere, riconoscere i volti, distinguere i dettagli. Si presenta in due forme principali: la forma secca (atrofica) — la più comune — e la forma umida (essudativa o neovascolare). Quest'ultima rappresenta circa il 10–15% di tutti i casi diagnosticati, ma è responsabile della quota più elevata di perdite visive severe da degenerazione maculare, proprio perché evolve molto più rapidamente della forma secca. Per una panoramica generale e per il confronto tra le due forme, consulta l'hub degenerazionemaculare.com.
La forma umida origina spesso da una maculopatia secca preesistente che si «converte»: in una quota di pazienti con forma secca intermedia o avanzata compare una neovascolarizzazione coroideale, trasformando la malattia in forma umida.
Meno frequente, ma più aggressiva. La forma umida è meno comune di quella secca, ma è la principale causa di perdita visiva grave nella degenerazione maculare. Trattata precocemente con farmaci anti-VEGF, nella maggior parte dei casi consente di stabilizzare o migliorare la visione residua.
Il meccanismo: la neovascolarizzazione coroideale (CNV)
Il tratto distintivo della forma umida è la comparsa di neovasi coroideali: vasi sanguigni anomali e fragili che crescono sotto o attraverso l'epitelio pigmentato retinico, originando dalla coroide. Questi neovasi perdono liquido (essudato) e sangue direttamente sotto o all'interno della retina maculare, causando un rapido deterioramento della visione centrale. Il processo è noto come neovascolarizzazione coroideale (CNV, dall'inglese choroidal neovascularisation).
A differenza dell'atrofia lenta e progressiva della forma secca, la CNV può danneggiare la macula in settimane: per questo la forma umida è considerata un'urgenza oculistica. Per approfondire il meccanismo biologico: La neovascolarizzazione coroideale (CNV).
Un'urgenza oculistica: i sintomi d'allarme
I segnali che devono portare a una valutazione specialistica urgente — idealmente entro 24–48 ore — sono:
- Metamorfopsie: le linee dritte appaiono curve, ondulate o distorte. È il sintomo più caratteristico della forma umida e dipende dalla deformazione della retina maculare causata dall'essudato sotto-retinico.
- Calo visivo centrale rapido: una riduzione dell'acuità visiva in un occhio che compare nell'arco di giorni o settimane, non attribuibile a un cambio di occhiale.
- Scotoma centrale: una macchia scura, grigia o sfumata al centro del campo visivo, che ostacola la lettura e il riconoscimento dei volti.
Chi ha già una diagnosi di maculopatia secca deve prestare particolare attenzione: qualsiasi comparsa improvvisa di metamorfopsie o peggioramento rapido della visione centrale richiede una visita urgente, perché può segnalare la conversione alla forma umida. Per un approfondimento completo: I sintomi della maculopatia umida.
La terapia anti-VEGF: lo standard di cura
Oggi la terapia anti-VEGF rappresenta il trattamento di riferimento per la maculopatia umida. I farmaci anti-VEGF (dall'inglese anti-Vascular Endothelial Growth Factor) bloccano il fattore di crescita vascolare endoteliale, riducendo la formazione e la permeabilità dei neovasi coroideali. Il risultato clinico, quando il trattamento viene avviato tempestivamente, è la stabilizzazione o il miglioramento della visione residua nella grande maggioranza dei pazienti.
I farmaci vengono somministrati tramite iniezione intravitreale — una procedura ambulatoriale eseguita con anestesia topica — direttamente nel vitreo dell'occhio. Attualmente le molecole disponibili includono ranibizumab, aflibercept, brolucizumab e faricimab; il bevacizumab è utilizzato in alcuni contesti come trattamento off-label. La scelta della molecola è dello specialista oculista, in base al profilo clinico individuale. Per approfondire: Come funziona la terapia anti-VEGF e I farmaci anti-VEGF per molecola.
Decorso e follow-up: iniezioni e monitoraggio
Il trattamento si articola in due fasi. La fase di induzione (o dose di carico) prevede un ciclo iniziale di iniezioni ravvicinate, solitamente a cadenza mensile, per ottenere il controllo rapido dell'attività neovascolare. Segue una fase di mantenimento con regimi personalizzati dallo specialista — mensile, bimensile o secondo schemi di "tratta-e-proroga" — basati sulla risposta clinica e sull'imaging maculare (OCT e OCT-angiografia).
Il monitoraggio regolare con OCT è essenziale per valutare l'attività della malattia, decidere la frequenza delle successive iniezioni e cogliere tempestivamente eventuali recidive. Per approfondire: Decorso, frequenza delle iniezioni e follow-up.
Prognosi: positiva se si agisce in tempo
La prognosi della maculopatia umida è significativamente migliore rispetto all'era precedente ai farmaci anti-VEGF. Con un trattamento avviato precocemente e un follow-up regolare, la stabilizzazione della visione residua è oggi l'obiettivo raggiunto nella maggioranza dei pazienti, e in una quota rilevante si osserva anche un recupero visivo funzionale. Il fattore critico è il tempo: più precocemente si inizia il trattamento, maggiori sono le probabilità di conservare la visione centrale. Per approfondire: Esiti e prognosi della maculopatia umida.
A cura della Redazione Vision Center Napoli. I contenuti di questo sito hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il consulto medico. Per una valutazione della propria macula contatta il Vision Center Napoli: 081/5752822.
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